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GRAVIDANZA L’HAPPY HOUR PUò ATTENDERE

Una serata fra amici, una festa di compleanno, un appuntamento per un happy hour. Che fare? È concesso un bicchierino, uno solo, anche se si aspetta un bebè? La risposta non lascia adito a dubbi: “Zero alcol in gravidanza”, dice Simona Pichini, primo ricercatore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga-OSSFAD dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

“Purtroppo, le giovani donne non sono sufficientemente informate sui rischi legati al consumo di alcol, soprattutto quelli che si presentano durante tutti i 9 mesi ed è ancora diffusa l’idea che esista una modica quantità consentita, il famoso bicchierino appunto, che non danneggia il feto. Ancora, si pensa che birra e vino facciano meno male dei superalcolici. Ma non è così”.

L’alcol determina infatti una serie di reazioni che modificano il corretto funzionamento dell’organismo: altera la pressione sanguigna, interagisce con il sistema renale, influenza l’umore. Processi che possono manifestarsi in differente misura in base alla capacità individuale di metabolizzare la sostanza. Non tutti, infatti, smaltiscono l’alcol allo stesso modo e le donne, in particolare, sono più sensibili degli uomini ai suoi effetti tossici perché mangiano meno, pesano meno e minore è l’attività degli enzimi che consentono di ridurre la capacità tossica della sostanza.

“Proprio per questo e perché, per ovvie ragioni, non si possono fare ricerche ed esperimenti in tal senso durante la gravidanza, non si può parlare di dose minima consentita, e il consumo deve essere abolito del tutto”, afferma Pichini.

Facilmente, infatti, l’alcol attraversa la placenta e arriva al piccolo che, al contrario dell’adulto, non possiede gli enzimi necessari per metabolizzarlo.

Bere è nocivo durante l’intera gravidanza, dal primo all’ultimo giorno,anche perché il sistema nervoso del bambino si sviluppa nell’arco di tutti i nove mesi”, continua Pichini. “Per questo, bisogna rinunciarvi non solo durante l’attesa, ma anche prima, quando si cerca un bebè, perché in genere quando si scopre di essere incinta si è già al secondo mese di gestazione e i primi mesi, la fase dell’organogenesi, sono i più rischiosi per i possibili danni al feto”.

Le conseguenze sullo sviluppo del bambino possono essere di varia entità e i disturbi provocati rientrano in quella che viene definita sindrome feto-alcolica. In particolare, nel primo trimestre di gravidanza l’alcol può causare aborti, gravi difetti cardiaci e neurologici, alterazioni della struttura del cranio e dei tratti del viso. Nel secondo e nel terzo trimestre, oltre al pericolo di parto prematuro e di basso peso alla nascita, il bambino può avere un ritardo mentale più o meno grave, nonché disturbi cognitivi e comportamentali, con minore capacità di apprendimento e di socializzazione.

Se si desidera un bebè, dunque, dire addio all’alcol è indispensabile. Un piccolo “sacrificio” che vale la pena fare.