Monthly Archives: maggio 2014

La ginnastica adatta alla gravidanza

È confermato, lo sport è un toccasana. Per te e per il bebè in arrivo. Ecco le attività giuste: scegli la tua preferita e starete benissimo

Secondo una ricerca condotta dalla Kansas City University of Medicine and Biosciences, i bebè delle donne che durante la gravidanza fanno movimento(non solo camminate, ma anche sport di tipo aerobico, in palestra o in piscina) hanno un apparato cardiaco più resistente.

Insomma, la ginnastica è la soluzione per restare in forma e fare star bene il piccolo. La continuità, però è importante: almeno due volte alla settimana fai una delle attività che ti suggeriamo.

Acquagym quando sei in dolce attesa (in acqua vitalizzata)

Fa bene perché

Il peso del corpo in acqua è circa un sestoin meno di quello normale: per questo, puoi eseguire anche gli esercizi che a terra sono faticosi o controindicati. «Con i movimenti di acquagym i muscoli addominali, una zona molto delicata quando sei in attesa, lavorano ma in maniera indiretta, senza sforzarli troppo. In più, tonifichi i pettorali(soprattutto se usi il tubolare di gomma per rassodare le braccia), distendi i muscoli del collo e contrasti la ritenzione idrica, sgonfiando le gambe» dice Anna Rabolli, insegnante del centro sportivo e parco acquatico Wave di Sesto Calende (Va).

Non stupirti, quindi, se durante la lezione sarai costretta a uscire dall’acqua, per fare la pipì. L’ideale sarebbe scegliere una piscina con acqua vitalizzata: non secca la pelle, non odora di cloro e non brucia gli occhi.

Puoi farla fino all’ultimo mese.

Nuoto in gravidanza (meglio se a dorso)

Fa bene perché

Crea uno stato di benessere generale, rilassando tutta la muscolatura, e sgonfia: quando esci dall’acqua non avverti più il senso di pesantezza alle gambe. Lo stile a dorso rinforza la schiena, alleggerisce la colonna vertebrale (sulla quale pesa il pancione) ed è meno impegnativo, perché non richiede la respirazione sott’acqua.

Se ti piace lo stile libero, ma lo trovi troppo faticoso, mettiti a pancia in giù, con le braccia tese in avanti e appoggiate alla tavoletta, e sbatti le gambe: è un movimento ottimo per stimolare la circolazione e allenare i muscoli del perineo. «Evita invece la rana: il movimento di divaricazione e apertura delle gambe alza il rischio di incappare in infezioni o cistiti»  sottolinea Rabolli.

Stai solo attenta a non arrivare mai ad avere il fiatone. Fai qualche secondo di pausa tra una vasca e l’altra, e non superare i 45 -50 minuti in totale.

Puoi farla fino all’ultimo mese.

Danza del ventre col pancione (a tutta musica)

Fa bene perché

Tutto ruota intorno alla mobilità del bacino. I movimenti fluidi e circolari (e i tipici colpi d’anca) di questa danza orientale rinforzano il pavimento pelvico, rassodano gli addominali e attenuano i dolori di schiena.

«È come se cullassi il bambino. E puoi praticare la danza persino in acqua,soprattutto durante l’ultimo trimestre» aggiunge Rabolli. Anche la musica in questo caso gioca un ruolo importante: le note basse e rilassanti alleviano le tensioni quando il parto si avvicina e l’agitazione sale.

Puoi farla fino all’ultimo mese, se il peso della pancia non rende i movimenti fastidiosi.

Yoga in gravidanza (curando la respirazione)

Fa bene perché

«Durante la gravidanza cresce la produzione di relaxina,un ormone che aumenta la mobilità delle ossa e le rende più elastiche» spiega Anna Rabolli. Ecco perché, con i suoi movimenti morbidi e fluidi, lo yoga è una delle attività raccomandate. Le posizioni (asana), unite alla respirazione profonda e toracica (che ti tornerà utile anche durante il parto), aiutano ad alleviare i dolori tipici (dai crampi al gonfiore dei piedi) e irrobustiscono la schiena.

Non solo. Contribuiscono anche a mantenerti in forma, perché lavorano sulla flessibilità e lo stretching muscolare. Dovrai però evitare torsioni eccessive o asana in posizione supina negli ultimi mesi di gestazione, perché il peso del bambino preme sulla vena cava (la vena principale del corpo: una parte passa proprio nella zona dell’addome) e può causare cali di pressione.

Puoi farla fino all’ultimo mese (ma dal 6° in poi, concentrati soprattutto sulle posizioni per principianti, per esercitare la respirazione e il rilassamento).

Ginnastica dopo il parto

Ci sono vari modi per riprendere a fare sport in maniera graduale senza allontanarsi dal neonato. Puoi seguire un corso di ginnastica con il marsupio, che ti permette di tenere il piccolo a contatto con il tuo corpo mentre tu recuperi la forma. E, se è un dormiglione, puoi tenerlo vicino a te, su un cuscino.

Lo yoga va bene anche nel post parto: puoi farlo con il tuo bebè tenendolo sulla panciamentre pratichi alcune posizioni. Ti restituisce forza dopo la gravidanza e rafforza il legame tra di voi.

Yoga in gravidanza: dal concepimento al parto

Un insostituibile aiuto per vivere nove mesi in modo sereno e naturale

Lo yoga è consigliato a tutte le donne in gravidanza perché favorisce lo sviluppo di una profonda conoscenza corporea che normalmente si tende a tralasciare ma che proprio in questa fase è importantissima.
Manuela Cellini, insegnante Hata Yoga della Federazione Italiana Yoga, specializzata nell’insegnamento a mamme in attesa e a bambini, ci ricorda che in gravidanza la donna è soggetta a cambiamenti molto forti e violenti che possono arrecare non pochi disagi di tipo fisico e psicologico.

L’importanza della respirazione

Con la pratica dello hata yoga si può raggiungere una conoscenza corporea che facilita l’armonia tra corpo e mente: ascoltando il corpo si arriva alla mente e si rilassano entrambi. La percezione rilassata di tutti i movimenti, attraverso la respirazione yogica (il respiro è lo strumento della conoscenza) consente di far rilassare il corpo e, con lui, la mente. Questo rilassamento aiuta a gestire anche le emozioni negative, ad affrontare le mille paure della gravidanza.

Accettare il corpo che cambia

Lo sconforto per il mutamento fisico e l’accumulo fisiologico di grasso in gravidanza, possono essere difficile per una donna. Comunicare con il proprio corpo, imparare a conoscerlo attraverso lo yoga, permette di affrontare questi mutamenti con maggiore serenità.

Lo yoga allevia alcuni disturbi della gravidanza

La pratica dello hata yoga permette anche di alleviare alcuni disturbi fisici, tipici della gravidanza. Spesso, si soffre di acidità o di reflusso a livello gastrico: con la respirazione profonda, il diaframma scende su e giù facendo un massaggio a livello addominale, alleviando o eliminando i disturbi. Allo stesso modo, la respirazione yogica è di grande aiuto per chi soffre di costipazione.

Addio al mal di schiena

Così anche il mal di schiena, che affligge molte donne nel corso della gravidanza, può essere alleviato o superato con alcune posizioni yoga mirate proprio ad alleviare i fastidi lombo sacrali. Anche i fastidi alle gambe, che spesso in gravidanza diventano pesanti a causa della ritenzione idrica, possono essere alleviati con molte posizioni. E i benefici si sentono subito.

Lo yoga aiuta il travaglio

Praticare lo yoga nel corso della gravidanza è anche un prezioso aiuto per vivere il travaglio in modo naturale e consapevole. Manuela ci ha spiegato che, in qualche modo, il travaglio può essere considerato uno stato meditativo. Durante il travaglio, la donna dovrebbe essere concentrata su se stessa: più la donna è in grado di isolarsi da ciò che accade intorno a lei, più sarà in grado di vivere in modo naturale e soddisfacente il suo parto. Durante questa fase, il corpo deve essere liberato da ogni possibile contrazione, lasciato andare. Ebbene, la respirazione profonda che si pratica con lo yoga è lo strumento principale per raggiungere questo benessere pisco-fisico.

 

 

 

Toxoplasmosi e gravidanza: quali regole seguire?

Il test di gravidanza è positivo ma dagli esami del sangue hai scoperto di non essere immune alla toxoplasmosi.

E adesso?
Cosa devi fare o non fare per evitare di prendere questo virus ora che seiincinta?
Quali sono tutti gli accorgimenti utili per evitarla adesso che aspetti un bebè?

Cos’è la toxoplasmosi?

Si tratta di un’infezione che se presa in condizioni normali passa inosservata ma che per in gravidanza può causare seri problemi al feto.
È causata da un parassita, il toxoplasma gondii, e, una volta contratta, lascia un’immunità permanente (quindi non si rischia più di ammalarsi).

Se contrai la toxoplasmosi in gravidanza quali sono i rischi per il bebè?

Non sempre l’infezione passa dalla mamma al feto, ma se questo avviene, l’entità dei danni è direttamente proporzionale alla precocità con cui il feto viene infettato.
All’inizio della gravidanza, è estremamente difficile che il toxoplasma arrivi al feto, ma se dovesse succedere, i rischi possono essere aborto spontaneo, danni al sistema nervoso centrale o lesioni oculari.
Più si avvicina la fine della gravidanza è più è facile che avvenga il passaggio trans-placentare, ma a quel punto i rischi possibili sono minori”.

Cosa fare in gravidanza per evitare la toxoplasmosi?

Basta un esame del sangue che rileva la presenza degli anticorpi contro il toxoplasma. Se l’esito è positivo la mamma può stare tranquilla e non occorre ripetere l’esame; se l’esito è negativo, il test va ripetuto a cadenza mensile, per verificare che la mamma non abbia contratto l’infezione. L’esame è a carico del SSN per tutta la gravidanza.
Che cosa fare se si scopre di aver contratto la toxo in gravidanza
La toxoplasmosi si contrae ingerendo il parassita: questo può essere presente nelle feci del gatto, nella carne degli animali o sulle verdure (eventualmente contaminate dalle feci del gatto). Ecco allora le precauzioni da adottare per evitare il contagio:

1. vuoi mangiare la verdura cruda? Lavala con cura e asporta tutti i residui di terriccio. Per scongiurare ogni rischio, sarebbe utile aggiungere nell’acqua di lavaggio un po’ di bicarbonato o di amuchina, che aiutano a rimuovere lo sporco.
La verdura cotta risulta la più sicura perché la cottura è in grado di distruggere il germe.

2. no alla carne cruda. Assolutamente vietate le bistecche al sangue o il carpaccio.
I salumi consentiti sono quelli cotti, come la mortadella e il prosciutto cotto, da evitare invece prosciutto crudo, salame, bresaola, speck & co, a meno che non li consumiamo cotti nelle pietanze. Anche i wurstel si possono consumare solo cotti”.

3. gatti sì o no? È molto difficile che un gatto domestico (sempre vissuto in casa e non precedentemente randagio) possa contrarre la toxoplasmosi e trasmetterla all’uomo, a meno che non vada in giardino ed entri in contatto con terreno contaminato.
Per eccesso di precauzione è consigliabile far pulire agli altri membri della famiglia la sua lettiera o indossare i guanti e lavare le mani con sapone ed acqua corrente al termine delle operazioni di pulizia.

COME FARE IL BAGNETTO AI NEONATI

Nei primi giorni di vita, i neonati sono molto fragili e a noi genitori tutto può sembrare tremendamente complicato, persino il bagnetto. Vediamo come fare

Finalmente, il primo bagnetto

Quando sarà caduto il moncone ombelicale, è possibile immergere il bambino nell’acqua e quindi fargli finalmente il primo bagnetto.

Alcune volte il moncone ombelicale si stacca nei primissimi giorni di vita, in alcuni casi ancor prima della dimissione dall’ospedale, ma può volerci più tempo, di solito 10-15 giorni, qualche volta anche un mese.

Per il bagnetto ai neonati basta seguire alcune semplici, ma fondamentali, norme:

  • Riscaldare bene l’ambiente; la temperatura nella stanza in cui farete il bagnetto al neonato non dovrebbe mai essere inferiore a 20 gradi;
  • Controllare bene la temperatura dell’acqua, che non deve essere troppo calda, ma neanche troppo fredda; dovrebbe essere simile a quella corporea. Inizialmente, se non vi sentite sicuri, potete controllarla con un termometro da bagno; poi, quando sarete più esperti, vi basterà immergere una mano per sentire se va bene.
  • Utilizzare una vaschetta di plastica dedicata esclusivamente al bagnetto del neonato, che andrà lavata bene tutte le volte.
  • Per l’igiene del neonato utilizzare solo prodotti naturali e molto delicati, per esempio bicarbonato, sapone di Marsiglia, sapone di Aleppo, sacchetti pieni di camomilla essiccata, detergenti oleosi a base di prodotti naturali… Qualunque prodotto scegliate, non utilizzatelo direttamente sulla pelle. La pelle dei neonati è estremamente delicata; è quindi meglio mettere una minima quantità di prodotto nell’acqua e, aiutandosi con le mani e una spugna naturale, lavare tutto il corpo del neonato, compresa la testa.
  • Bagnetto ai neonati: come fare in pratica

    Quando si deve immergere il neonato nella vaschetta con l’acqua per il bagnetto, è importantesostenere bene testa e collo, quindi con una mano sorreggerete il piccolo e con l’altra potrete lavargli il pancino e la parte anteriore del corpo; poi potrete girarlo e lavargli la schiena.

    È importante lavargli bene anche la testa; solitamente, nei primi giorni di vita è la parte più grassa.

    Per farlo, si può utilizzare una spugna naturale bagnata e ben strizzata, in modo che non vada acqua negli occhi. Qualche volta, nelle prime settimane di vita, sulla testa può comparire la crosta lattea: in questo caso, prima del bagnetto, idratare con un olio naturale delicato, per esempio olio di mandorle dolci, le zone interessate dalla crosticina e passare delicatamente un pettinino a denti stretti, in modo da sollevare leggermente la crosta; durante il bagnetto, poi, passare la spugna imbevuta di acqua sulla testa e asciugare con un asciugamano morbidissimo e pulito.

    Nei primi giorni di vita del neonato non è necessario usare lo shampoo, basta lavare la testa con lo stesso sapone naturale che utilizzerete per il resto del corpo.

     

    Lavare il neonato, al di là del bagnetto

    Il neonato andrebbe lavato sotto l’acqua corrente ad ogni cambio di pannolino, ovviamente stiamo parlando delle parti intime; spesso non c’è bisogno di usare detergenti, basta l’acqua, a meno che non ci siano feci appiccicose da eliminare.

    Sempre sotto l’acqua corrente gli si possono lavare le mani, il viso e le altre parti del corpo. È bene limitare l’uso dei detergenti, che potrebbero aggredire la delicata pelle del neonato; la maggior parte delle volte basta l’acqua perché i bambini, nei primi giorni di vita, fatta eccezione per la zona del pannolino e per qualche rigurgito, non si sporcano.

    Se il moncone ombelicale non è ancora caduto, bisogna, inoltre, fare attenzione a non lavare quella zona, perché va mantenuta il più possibile asciutta, in modo da favorire che questo si secchi e si stacchi.

QUALI DETERGENTI NATURALI USARE PER IL BAGNETTO DEI NEONATI

La pelle dei neonati è molto delicata. Molti detergenti in commercio, anche quelli specifici, sono ricchi di agenti aggressivi. Vediamo quali sono le alternative naturali

Detergenti naturali per il bagnetto dei neonati

I neonati non hanno bisogno di tanti detergenti. Per la detersione quotidiana basta di solito l’acqua; al cambio del pannolino, ma solo quando è necessario, è sufficiente un detergente delicato; per esempio il sapone di Aleppo.

E per il bagnetto?

In commercio esistono tantissimi detergenti specificatamente pensati per il bagnetto dei neonati. La maggior parte, purtroppo, però, contiene agenti aggressivi. Se ne avete in casa uno, andate a leggere l’INCI e spesso scoprirete che sono ricchi di derivati del petrolio.

I migliori prodotti per il bagnetto dei neonati sono, quindi, quelli veramente naturali:

  • bicarbonato di sodio
  • amido di riso
  • amido di mais
  • avena colloidale
  • olio di mandorle dolci.

Vediamo come usarli.

Quali detergenti naturali usare e perché

Per fare il bagnetto ai neonati, riempire una vaschetta d’acqua tiepida e aggiungere un cucchiaio dibicarbonato di sodio, amido di mais o di riso, avena colloidale. La delicata cute del neonato può, inoltre, trarre beneficio da un detergente oleoso.

I detergenti oleosi presenti in commercio sono spesso ricchi di paraffina o di altri derivati del petrolio. Per fare un bagnetto oleoso naturale basta aggiungere all’acqua un cucchiaio di olio di mandorle dolci, delicato e inodore, o, in alternativa, olio d’oliva, olio di girasole o olio di riso.

 

Bicarbonato di sodio

Un cucchiaio di bicarbonato di sodio, aggiunto all’acqua del bagnetto, aiuta a mantenere morbida la pelle del neonato; è particolarmente utile in caso di dermatite da pannolino perché aiuta a lenire le irritazioni cutanee. Il bicarbonato di sodio si trova in tutti i supermercati ed ha un costo molto contenuto.

 

Amido di rido

L’amido di riso, sciolto nell’acqua del bagnetto, ha un’azione lenitiva, ammorbidente ed antinfiammatoria. Può essere usato anche come prodotto dopo bagno, al posto del talco. Ha, infatti, ottime capacità assorbenti ma, a differenza del comune talco, non ostruisce i pori. L’amido di riso andrebbe acquistato in erboristeria o nei negozi che vendono prodotti bio; quello che si trova comunemente nei supermercati di solito non è amido di riso puro.

 

Amido di mais o avena colloidale

In alternativa all’amido di riso, si possono usare amido di mais o avena colloidale. Oltre all’amido, si può aggiungere all’acqua del bagnetto un cucchiaio di sale integrale, per reintegrare i sali minerali.

 

E per i capelli dei neonati?

Finché il neonato è molto piccolo e ha pochi capelli, basta lavargli la testa con gli stessi prodotti naturali utilizzati per il bagnetto; andranno quindi benissimo, per esempio, amido di riso e amido di mais disciolti in acqua.

Se la cute è molto grassa o quando il bambino è più grandicello, si può utilizzare un detergente naturale e delicato, per esempio il sapone di Aleppo.

Il sapone di Aleppo è composto solo di olio d’oliva e olio di salvia, in proporzione variabile. Più è alta la percentuale di olio di salvia, più la saponetta è pregiata; però, allo stesso tempo, una maggiore percentuale di questo ingrediente rende il detergente più aggressivo. Se utilizzato per il bagnetto dei neonati, è quindi più indicato quello con una minore percentuale di olio di salvia.

Se il neonato ha la crosta lattea, passare sulla cute interessata un tampone imbevuto di olio di mandorle dolci o olio d’oliva, prima di lavargli la testa.

 

SALUTE ORALE DI NEONATI E BAMBINI PICCOLI

Solitamente il primo dentino compare intorno ai 6 mesi. La salute orale è una questione da affrontare sin da subito, con piccoli accorgimenti che aiutano lo sviluppo e il mantenimento dei denti da latte.

I denti da latte

In genere i denti da latte compaiono nel periodo compreso tra i 6 e i 30 mesi d’età e sono molto importanti per una corretta masticazione, ma anche per consentire al bambino di imparare a parlare bene. La corretta gestione dei denti da latte, e dunque la salute orale di neonati e bambini piccoli, è importantissima per i denti che verranno, quelli definitivi. Infatti se, per esempio, un dente da latte viene a perdersi prematuramente, a causa di unacarie, si creerà una squilibrio nella bocca del bambino.

Per una corretta salute orale dei neonati, la mamma o il papà devono cominciare a pulire i dentini appena compaiono. Inizialmente si può utilizzare una garza e poi, quando il bambino comincerà ad accettarlo, si può usare uno spazzolino specifico per neonati. La pulizia andrebbe eseguita almeno due volte al giorno, ma è importantissima soprattutto quella serale perché durante la notte i batteri sono più attivi. I primi tempi non è necessario utilizzare ildentifricio e anzi spesso non è consigliabile in quanto i bambini piccoli tendono a ingerirlo.

Salute orale dei neonati ancor prima dei dentini

Molti pediatri consigliano la fluoroprofilassi per una maggiore salute orale di neonati e bambini. In realtà la questione è abbastanza controversa ed esistono, quindi, sostenitori e detrattori della somministrazione di fluoro in età pediatrica.

Gli integratori a base di fluoro, secondo chi ne sostiene l’uso, sono utili soprattutto quando il bambino ha meno di tre anni perché l’acqua che solitamente beviamo non ne contiene a sufficienza. I detrattori, invece, ne sconsigliano l’impiego per il rischio di fluorosi dentaria e per gli altri danni che un eccesso di fluoro potrebbe causare alla salute dei più piccoli. Ovviamente, un’eventuale fluoroprofilassi va sempre discussa con il pediatra.

In ogni caso, se si vuole offrire ai bambini un’acqua sufficientemente ricca di fluoro basta scegliere leggendo l’etichetta; esistono, infatti, acque minerali che ne hanno un buon contenuto.

È invece sempre molto importante, per la salute orale dei neonati, evitare l’abitudine, purtroppo ancora diffusa, di offrire ai più piccoli il ciuccio intinto nel miele, nello zucchero o in altri prodotti dolci. È molto dannoso per la salute orale; il miele, inoltre, non è un alimento adatto a bambini di età inferiore ai 12 mesi, non solo perché può creare danni ai denti, ma anche perché può contenere spore di botulino che nei neonati possono germinare nel colon, causando problemi anche molto gravi. Il ciuccio, infine, non è indispensabile e se il neonato non lo desidera è inutile cercare di farglielo amare ad ogni costo.

 

I PRODOTTI NATURALI PER NEONATI

Bollino rosso a certe sostanze, via libera a prodotti naturali e delicati! Ecco cosa è utile sapere sui prodotti per i neonati!

I prodotti per i neonati: come scegliere?

Neomamme, fate attenzione: non tutti i prodotti sono uguali per i vostri piccoli! Inutile dire quanto la pelle dei neonati sia sottile e delicata in ogni punto, è più che risaputo. Come noto è anche quanto facilmente si possano irritare certe parti del loro corpo. Per questo in commercio esistono prodotti per la cura e l’igiene dei neonati, i cui principi attivi sono selezionati con caratteristiche specifiche di protezione, oltre che lenitive, emollienti e idratanti.

Si tratta di prodotti naturali per neonati pensati per aiutare mamme e piccoli nei vari momenti della giornata. Dai cosmetici dedicati alla detergenza, al massaggio, alla profumazione naturale ed eventuale prevenzione di irritazioni e arrossamenti, prima di acquistare i prodotti per i bimbi al di sotto dell’anno di età è importante tenere in considerazione certi fattori.

Anzitutto l’epidermide: sia il derma che lo strato corneo e basale dell’epidermide sono assolutamente delicati e sensibili. Vanno protetti non solo dagli agenti atmosferici, dal freddo e dal caldo, ma anche da microbi e batteri, come dal sole e dai raggi ultravioletti. Inoltre la pelle del neonato è più ricca di acqua e più permeabile, con un pH leggermente meno acido rispetto all’adulto. Le ghiandole sebacee, che sono scarsamente attive, hanno una composizione lipidica inferiore.

N come neonati al naturale

Tutti i prodotti che si acquistano per loro devono avere in elenco determinate caratteristiche, al fine di preservare e non aggredire la cute. Anzitutto devono essere realizzati senza conservanti, coloranti e senza SLS (Sodio Laurilsolfato) e senza SLES (Sodio Laurileteresolfato). Deve apparire un nickel test ed deve essere inferiore allo 0,0001%.

Sia nei detergenti, che nelle salviettine umidificate per l’igiene, le profumazioni devono essere assolutamente alcol free, naturali e delicate, come quelle a base di fiori di calendula e camomilla, per esempio. Gli estratti di calendula e camomilla, presentano anche un’azione emolliente e calmante, sono particolarmente ideali per le pelli fragili dei più piccoli, facilmente soggette a screpolature e irritazioni.

Anche i pannolini non sono da sottovalutare. Secondo uno studio pubblicato anni fa da Greenpeace Germania, certi pannolini conterrebbero tributile di stagno, noto anche come TBT, un composto che già in una percentuale di 0,001 microgrammi per litro risulta letale per gli organismi acquatici: si pensi che questa sostanza trova impiego nella verniciatura degli scafi delle barche, allo scopo di evitare il deposito di alghe e conchiglie! Nell’uomo, come riferiscono le ricerche tedesche, può provocare l’insorgere di tumori e gravi disturbi al sistema nervoso. Anche il monobutile di stagno (MBT) e il dibutile (DBT) sono presenti e ugualmente dannosi. Senza contare che gran parte dei pannolini vengono sbiancati al cloro, sostanza che può irritare la pelle. Senza creare falsi allarmismi in Italia, si può dire che l’uso di pannolini ecologici o riutilizzabili potrebbe essere una valida alternativa all’usa e getta moderno: forse è meglio rispettare la pelle dei bambini, piuttosto che vedere la pipì trasformata in un gel dalle forme divertenti!

IL BAMBINO DA ZERO A TRE ANNI: NATURALE ED ECOLOGICO

Da zero a tre anni: di cosa ha bisogno il nostro bambino? Quali sono gli oggetti indispensabili per la cura del corpo, la salute, il gioco dei più piccoli? Spesso, in termini materiali, non c’è bisogno di molto, tutto ciò che serve veramente riguarda le nostre risorse interiori: affetto, partecipazione, impegno, energie

 

Esiste un bellissimo libro di Giorgia Cozza, intitolatoBebé a costo zero: guida al consumo critico per neomamme e futuri genitori, che racconta come si possa crescere un bambino nel migliore dei modi spendendo molto poco in termini economici. Il segreto del crescere un bambino da zero a tre anni a costo zero si può forse sintetizzare con due aggettivi:naturale ed ecologico. Il costo reale, ovviamente, non è zero, ed è un costo molto alto, ma si paga in affetto,emozioni, partecipazioneenergie; molto di tutto il resto è superfluo. Facciamo qualche esempio.

Cura del corpo e igiene del bambino da zero a tre anni

Più il bambino è piccolo più soldi si spendono in prodotti specifici per la cura del corpo. Per l’igiene quotidiana dei neonati, però, non c’è niente di meglio della semplice acqua tiepida a cui si può aggiungere del sapone di Marsiglia: naturale, economico, ecologico. Attenzione, però, a comprare il vero sapone di Marsiglia, prodotto che va bene anche per la detersione del cuoio capelluto dei più piccoli e per il bagnetto di tutti i bambini da zero a tre anni e anche dopo. Il sapone di Marsiglia è ottimo anche per il bucato: è uno smacchiatore molto più efficace di tanti prodotti chimici e costosissimi e non irrita la delicata cute del bambino.

Per l’idratazione della pelle dei più piccoli basta invece qualche goccia di olio di mandorle dolci, ottimo anche come emolliente e lenitivo nella zona del pannolino.

Il gioco da zero a tre anni

I giochi pensati per i bambini da zero a tre anni sono moltissimi. Certo, esistono giocattoli bellissimi che spesso hanno anche la funzione di stimolare lo sviluppo dell’intelligenza, ma ne basta uno, non dieci. I bambini piccoli amano spesso giocare con oggetti di uso comune, sperimentare i suoni, la sensazione che danno al tatto, gli odori… Un gioco economico, ecologico e costruttivo per i più piccoli è il cestino dei tesori. Con i più grandicelli si può giocare con la farina, a fare la pizza o i biscotti. Ai bambini piace manipolare, e una pasta fatta con farina e acqua è certamente molto più sicura della pasta da modellare che acquistiamo nei negozi; soprattutto nei bambini sotto i tre anni che tendono a portare gli oggetti alla bocca.

La salute da zero a tre anni

Non bisogna demonizzare i farmaci perché grazie ad essi è oggi possibile curare alcune patologie che in passato potevano causare addirittura il decesso: si pensi, per esempio, alla mortalità per le infezioni batteriche che è stata ridotta in maniera enorme grazie agli antibiotici. Non bisogna, però, nemmeno abusarne e soprattutto non si deve fare da sé, neanche quando si tratta di farmaci da banco. Prendiamo i mucolitici, per esempio; nel novembre 2010, in una nota informativa dell’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) se ne sconsiglia l’uso sotto i due anni per i seri effetti collaterali che ne possono derivare.

Molte volte, per prevenire e ridurre la formazione di secrezioni mucose nei bambini basta tenere pulito il naso, con lavaggi a base di soluzione salina; un espediente tanto naturale e semplice quanto efficace. Un altro esempio è quello delle colichette del lattante: nella maggior parte dei casi non serve alcun farmaco, le coliche gassose sono molto comuni intorno ai 3/ 4 mesi, ma fortunatamente si risolvono in maniera spontanea; per alleviare i sintomi il più delle volte basta fare quei gesti semplici che facevano le nostre nonne: massaggiare il pancino, cullare il neonato, fargli tutti i giorni un bagno caldo, cercare di regolarizzare le poppate e ridurre gli stimoli esterni che possono provocargli irritazione.

Mini-guida ai pannolini lavabili per bambini

Forse non tutti sanno che nei primi due anni e mezzo di vita ogni neonato produce circa 1,5 tonnellate di pannolini che una volta gettati si trasformano in un carico oneroso per l’ambiente. In Italia la media è di 6 milioni di pannolini usa-e-getta al giorno, per un totale di circa 2 miliardi e 190 milioni di rifiuti in plastica. L’impatto ambientale di tutto questo è enorme, considerando che lo stesso ciclo produttivo ha delle ricadute pesantissime sull’ecosistema.

E allora, perché non scegliere i pannolini lavabili ed evitare che il nostro bimbo diventi, sin dalla più tenera età, un piccolo ‘inquinatore’ inconsapevole del mondo in cui dovrà crescere? Noi di tuttogreen.it vi vogliamo fornire un’utileguida ai pannolini lavabili per bambini.

Principi etici a parte, questa scelta potrebbe rivelarsi estremamente conveniente per le tasche dei genitori con un risparmio notevole per tutto il periodo in cui i bimbi avranno necessità dei pannolini (e generalmente si tratta dei 3 anni di via). La spesa per i pannolini lavabili, infatti, si aggira intorno ai 300-800 euro contro i 2.500-3.000 dei pannolini usa e getta.

Ma vediamo nel dettaglio come scegliere i pannolini lavabili adatti ad ogni fase di crescita ed esigenza del nostro piccoletto.

 pannolini lavabili sono disponibili sul mercato in diverse tipologie e modelli, che ben si adattano alle fasi di crescita del neonato e allo stile di vita della famiglia. Ecco i principali:

–       All-in-Two (a due pezzi): sono pannolini composti da una parte interna assorbente e una mutandina impermeabile da sovrapporre esternamente. Questa caratteristica permette al pannolino di asciugare più rapidamente lavaggio dopo lavaggio semplicemente ‘staccando’ l’involucro esterno.

–       All-in-One (ad un unico pezzo): la parte interna assorbente e quella esterna impermeabile sono cucite insieme in modo da formare un unico pezzo. Sono i più simili ai pannolini usa e getta che troviamo al supermercato perché le parti sono assemblate in modo da non richiedere inserti esterni, mutandine o spille. Pratici e funzionali, sono particolarmente confortevoli per il bambino sia da un punto di vista igienico che anatomico.

–       Pocket: la loro caratteristica è la forma a ‘tasca’, appunto. Sono formati da una parte interna in e una esterna in PUL (Poliuretano Laminato) cucite assieme. Nella tasca si inseriscono degli inserti assorbenti di diversa tipologia a seconda delle specifiche necessità. Sono realizzati in materiali naturali o sintetici (pile, cotone, canapa, bambù, microfibra, spugna, flanella) che non si irrigidiscono con i lavaggi e rispettano la pelle del bambino lasciandola perfettamente asciutta.

Per tutti i genitori interessati ad avere maggiori informazioni sui pannolini ecologici, ad avere un consiglio pratico o un’opinione esperta c’è il sito tabatashop.com dove è possibile acquistare i pannolini che fanno per voi al giusto prezzo.

Un pò di fatica in più ma molta meno plastica in giro…

ALLATTAMENTO AL SENO

10 modi infallibili per aumentare la produzione del latte materno

Esistono dieci modi per aumentare la produzione del latte, o meglio, per non far diminuire la produzione del latte. Il principale è aumentare il numero di poppate giornaliere e non saltarle nell’illusione di creare delle scorte; importante anche conoscere la fisiologia della produzione del latte, per stare rilassate e non farsi assillare dal pensiero di non averne.

Perché, tranne pochi casi, tutte le donne possono soddisfare la richiesta di latte del proprio bambino fino allo svezzamento. Ecco le dieci cose da sapere.

1. Aumenta il numero delle poppate

È il metodo più scientifico ed efficace, sottolineato anche nell’ottavo dei 10 passi indicati dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nell’ambito del Progetto Ospedale Amico del Bambino, che raccomanda appunto di “incoraggiare l’allattamento al seno a richiesta tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento”.

Il seno è strutturato secondo un meccanismo perfetto per cui produce tanto latte quanto ne viene richiesto attraverso la suzione, per questo più il bambino succhia e svuota il seno, più latte si produce.

“Quando il bambino succhia al seno, si verificano degli stimoli tattili a livello di capezzoli, areola e tessuti mammari che vengono trasmessi al cervello e determinano la sintesi due ormoni, la prolattina e l’ossitocina: il primo agisce sulle cellule dell’alveolo mammario attivando la produzione del latte, il secondo spreme gli alveoli conducendo il latte attraverso i dotti fino al capezzolo.

La produzione del latte dunque si adegua sempre alla richiesta del bambino. E per soddisfare la sua richiesta, basta attaccarlo tutte le volte che lo desidera, soprattutto nei primi tempi, lasciandolo attaccato fino a quando non si stacca da sé, senza orologio alla mano,” spiega Lorenzo Colombo, neonatologo presso la Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico.

2. Non saltare poppate

E’ uno dei metodi comunemente utilizzati nella convinzione di arrivare a sera con buone ‘scorte’. Ma è sbagliato per due motivi. Primo perché la maggior produzione del latte avviene proprio durante la suzione e secondo perché, man mano che il latte si accumula, si accumula anche una sostanza denominata FIL, cioè Fattore di Inibizione della Lattazione, che invia al cervello il segnale ‘il serbatoio è pieno’ ed è necessario rallentare la velocità di sintesi del latte.

Quando invece il seno viene svuotato, viene rimosso anche il FIL ed ecco che al cervello arriva il segnale di produrre altro nutrimento.

“Ancora una volta, quindi, per far produrre il latte è sufficiente allattare il bambino quando lo richiede,” dice Martina Carabetta, Consulente Professionale in Allattamento Materno, fondatrice del primo ambulatorio IBCLC in Italia centrale, Latte & Coccole. “.

3. Seno sgonfio? Buon segno!

Molte mamme vanno in crisi perché notano che, dopo le prime settimane, in cui il seno appariva bello gonfio e turgido, col trascorrere del tempo diventa sempre più morbido, fino a sembrare, in alcuni momenti, svuotato. E così si lasciano prendere dallo sconforto di non avere abbastanza latte.

Nelle prime settimane di vita, in particolare nei primi 40 giorni, vi è la cosiddetta fase della calibrazione,” fase in cui mamma e bambino si conoscono e creano una loro sintonia” dice il neonatologo Colombo “una fase in cui il bambino impara a richiedere un bene che per lui è essenziale e l’organismo materno impara a rispondere alle sue richieste. Trascorse le prime settimane, si crea un equilibrio tra domanda ed offerta, il senso di tensione scompare ed il seno diventa più morbido”.

4. Alla sera asseconda le richieste del bambino

Nella maggior parte dei casi, la ‘crisi’ delle mamme arriva la sera, quando vedono il bambino più lamentoso e il seno più sgonfio ed è facile arrivare alla conclusione: “piange perché non ho latte, quindi sarà necessaria l’aggiunta”.

“Il bambino la sera generalmente ha una modalità diversa di attaccarsi al seno” spiega Martina Carabetta: “se la mattina tende a fare poppate a distanza più prolungata, la sera fa le cosiddette ‘poppate a grappolo’, cioè richiede il seno poco e spesso, vuoi perché la composizione del latte la sera è diversa, vuoi perché cerca consolazione prima della nanna, vuoi perché potrebbe essere più stanco o avere qualche colichetta ed il seno materno lo tranquillizza”.

Ma questo non significa che di sera non c’è latte, perché la ghiandola mammaria, come qualunque organo, funziona 24 ore su 24, quindi se il bambino succhia, il latte esce sempre.

5. Non contare il numero di poppate

Assai spesso la produzione del latte diminuisce perché si tende ad equiparare l’allattamento naturale con l’allattamento artificiale, che prevede una riduzione progressiva del numero di poppate giornaliere man mano che il bambino cresce. Ecco che se a 4-5 mesi il bambino cerca il seno tante volte al giorno, si attribuisce questo ad una infondata scarsità di latte, così come si tende a ridurre volutamente il numero di poppate convinte che sia giusto così, con l’unico risultato di far diminuire fisiologicamente la produzione del latte. “I motivi per cui un bambino cerca il seno materno sono davvero tanti e non si limitano solo all’esigenza di nutrimento” aggiunge Martina Carabetta.

“Quando fa caldo, ad esempio, può chiedere poppate più brevi e ravvicinate, perché vuole più acqua per dissetarsi; quando lui o la sua mamma sono ammalati, può cercare il seno più spesso non solo per consolarsi dei fastidi che ha, ma anche per prendere dalla mamma gli anticorpi che il sistema immunitario materno ha preparato. Così come quando ha bisogno di certe sostanze, attraverso la suzione invia input che stimolano il seno a produrle. L’allattamento è un meccanismo talmente complesso che non si può ridurre al conteggio delle poppate nelle 24 ore”.

6. Bimbo irrequieto? Sono gli ‘scatti’ di crescita

Un importante aspetto che deve essere considerato è che durante il loro sviluppo, i bambini attraversano dei momenti particolarmente delicati durante i quali compiono dei veri e propri ‘scatti’ dal punto di vista motorio, cognitivo ed emotivo, definiti touchpoint.

“Queste fasi, molto impegnative per il loro organismo, sono precedute da prevedibili fasi di irrequietezza del bambino e conseguente destabilizzazione dei suoi genitori” spiega Colombo.

“E come ogni individuo, che nei momenti di incertezza e disorientamento si attacca alle sue figure di riferimento per trarne rassicurazione e sostegno, così anche il bambino potrebbe richiedere il seno materno più spesso, per placarsi, sentirsi protetto, accudito, coccolato, soprattutto nelle ore serali”.

7. Verifica posizione, attacco e suzione

Posizionamento del bambino, attacco al seno e modalità di suzione sono fondamentali, perché, se sono corretti, il bambino dà la giusta stimolazione alla ghiandola mammaria, svuota bene il seno ed invia l’impulso a produrre più latte. La giusta posizione è stare sedute su una sedia o una poltrona comoda, con dei cuscini che sostengono schiena, braccio e bambino, le gambe rilassate e ben poggiate a terra o su un rialzo; va bene anche la posizione da sdraiata (molto comoda soprattutto la notte) con un cuscino dietro la schiena del bambino in modo che non si giri e tenga la testa in asse con schiena e sederino.

Reggendo la mammella con una mano ‘a cucchiaio’, si avvicina il bambino al seno in modo che il suo corpo sia ben allineato, la testa sia rivolta verso il capezzolo e il naso appoggiato (ma non schiacciato) sul seno; le labbra devono essere ben aperte, così da afferrare non solo il capezzolo ma anche una porzione di seno. Se succhia correttamente, la mandibola si muove, si sente deglutire ritmicamente e non si avvertono schiocchi (che sarebbero segno che il bambino sta ingurgitando aria).

8. Non dargli acqua quando l’allattamento è esclusivo

Il latte materno assolve a tutte le esigenze del bambino, compresa la sete, perché è costituito in prevalenza di acqua. Per questo durante l’allattamento esclusivo non bisogna somministrare alcun altro liquido, neanche in giornate molto calde. Offrire il biberon potrebbe dare al bambino una finta parvenza di sazietà e allungare i tempi tra una poppata e l’altra, con l’unico risultato di far diminuire la produzione del latte.

Senza considerare che tra capezzolo e biberon il neonato potrebbe confondersi e finire col preferire la modalità di suzione meno faticosa, costituita dal biberon. Per lo stesso motivo si consiglia di non dare al bambino il ciuccio almeno per tutto il primo mese- mese e mezzo di vita, in modo da non confondere le due tecniche di suzione.

9. Più calma e meno stress aiutano l’uscita del latte

Lo stress può interferire con l’allattamento. “Se la mamma è agitata, il bambino lo percepisce e si sente più insicuro, piange di più e tende ad attaccarsi ancor di più a lei, proprio allo scopo di tranquillizzarsi, col rischio di creare ulteriore stress alla sua mamma, che può attribuire il pianto alla carenza di latte,” dice il neonatologo.

“Alla base della produzione del latte c’è un equilibrio ormonale molto sottile, che viene temporaneamente alterato quando la mamma si sente stressata, stanca o insicura – aggiunge la consulente in allattamento Carabetta -. In particolare viene inibita la produzione di ossitocina e di conseguenza il latte può far più fatica ad uscire. Ma, così come velocemente si inibisce, altrettanto velocemente l’ossitocina riparte quando la mamma si mette tranquilla e rilassata ad allattare il suo bambino,” .

10. Verifica se il latte è davvero poco con l’aiuto di una persona competente

Se ad un certo punto ti sembra che il latte sia diminuito, non arrivare a conclusioni affrettate, ma verifica insieme al pediatra o a una consulente esperta in allattamento materno se il latte è diminuito davvero. I principali segnali che fanno capire se il bimbo sta bene ed è adeguatamente nutrito, dice il neonatologo, sono: “la pelle appare ben idratata, il bambino bagna ogni giorno almeno sei pannolini di urine chiare, le feci sono liquide e di color giallo oro”.

E aggiunge: “Inutile invece fare la doppia pesata per sapere quanto ha mangiato per poppata, perché la quantità di latte ingerito può essere molto diversa da una poppata all’altra”.

Così come è necessaria la valutazione di un esperto per interpretare uno scarso aumento di peso: di norma un bambino ha un incremento ponderale di almeno 130 grammi a settimana nei primi due mesi, dopodiché segue la sua curva di crescita.

Conclude il neonatologo: “Ma non c’è da allarmarsi se una settimana l’incremento è inferiore, basta continuare ad allattare serenamente e valutare nelle settimane successive quel che succede”.