Monthly Archives: maggio 2014

Il Pilates prima e dopo il parto

Rinforza la schiena, aiuta a prepararsi alla nascita, fa sparire la pancetta

Concentrazione, respirazione e movimenti fluidi. Il Pilates è perfetto per le donne incinte e per le nuove mamme. Vediamo perché.

Parto più veloce grazie al pilates

Così ti prepara
“Questa ginnastica si può praticare tranquillamente durante l’attesa, perché l’intensità dello sforzo è sempre regolata in base al livello di allenamento individuale” dice Ombretta Bottini, Pilates teacher. “In genere, per prudenza, si consiglia di aspettare che sia passato il primo trimestre, terminato il quale si può prolungare l’attività fino all’ultimo mese”.
Il Pilates è utilissimo perché, durante l’attesa, il baricentro del corpo si sposta in avanti per il peso del pancione e questo provoca spesso dolori alla schiena. Con gli esercizi giusti si può sciogliere dolcemente tutto il dorso e, in particolare, il tratto lombare. “Il Pilates insegna anche a respirare correttamente e rinforza i muscoli del perineo, coinvolti al momento del parto” aggiunge l’esperta. Così aumentano le possibilità che la dilatazione, quindi il travaglio, avvenga in tempi più brevi.

Dopo il parto

Così ti rimette in forma
Trascorsi uno o due mesi dalla nascita del bebè, la mamma può riprendere l’allenamento, anche se ha avuto un cesareo. Ora può sollecitare maggiormente i muscoli addominali e, in questo modo, la pancetta, che spesso rimane dopo il parto, si asciuga velocemente. Infine, gli esercizi aiutano la schiena a ritrovare la giusta postura e a sciogliere le tensioni. Soprattutto nella parte alta, che si irrigidisce durante l’allattamento.

 

Parto in acqua: Pro e Contro

Qual è il sogno di ogni donna che si avvicina al parto? Sicuramente quello di far venire alla luce il proprio piccolo senza patire le pene dell’inferno. Tralasciando l’epidurale, che riduce ma non elimina del tutto il dolore , o il taglio cesareo che è un caso a parte in quanto la donna è sotto effetto della anestesia spinale, il sogno di un parto il più possibile indolore si è concretizzato, ormai parecchi anni fa, con l’avvento del parto in acqua, definito da tanti come il modo più dolce per venire al mondo.

Tuttavia, nonostante siano passati oltre 30 anni dal primo parto in acqua, tale metodo è ancora oggi argomento di discussione, proprio perché non immune ad effetti collaterali.

Se da un lato, infatti, partorire in acqua determina un maggiore rilassamento, riduce i tempi di travaglio e comporta una netta riduzione, rispetto al parto convenzionale, delle richieste di epidurale, dall’altro non vi è alcuna garanzia che tale tipologia di parto comporti effettivi benefici per la madre e il nascituro, o almeno così dicono gli esperti dell’American Academy of Paediatrics e dell’American College of Obstetricians and Gynaecologists, che sotto certi aspetti considerano il parto in acqua addirittura dannoso.

Ma facciamo un po’ di chiarezza analizzando nel dettaglio i pro e i contro del parto in acqua.

Cominciamo con i pro. Per quanto riguarda la mamma, i già citati benefici dipendono strettamente dall’acqua calda e dal galleggiamento che aiutano, appunto, a favorire la produzione di ossitocina, un ormone peptidico indispensabile per stimolare le contrazioni uterine; a migliorare la circolazione sanguigna abbassando la pressione arteriosa e anche a rilassarsi agevolando il rilascio di endorfine con conseguente inibizione del dolore. Per quanto riguarda invece il bambino, l’acqua calda riduce lo stress della nascita poiché, rappresentando un ambiente piuttosto simile al sacco amniotico, rende meno traumatico il passaggio dal ventre della mamma all’acqua della vasca.

Passiamo ora ai contro. Da uno studio condotto sui vantaggi e gli svantaggi del parto in acqua è emerso che per il 12% dei bambini nati in acqua si sono rivelate necessarie alcune cure speciali. Fra i potenziali rischi, tutti rarissimi, segnalati dagli esperti americani contrari al parto subacqueo rientrano, infatti, infezioni materne e neonatali dovute all’acqua sporca, alcune gravi emorragie, convulsioni, problemi respiratori e annegamenti. Tuttavia, altri esperti hanno però ridimensionato tali effetti collaterali sostenendo che il bambino non corre assolutamente il rischio di annegare, poiché il riflesso respiratorio prende il via solo dopo che il bebè avverte la variazione di temperatura, e che, se ci si attiene rigorosamente al protocollo, è possibile escludere anche i rischi igienici di infezione.

Infine è importante ricordare che esistono alcune situazioni in cui è vivamente sconsigliato partorire in acqua. La gestosi, l’ipertensione arteriosa e la sofferenza fetale dovuta, ad esempio, a un parto multiplo, prematuro o oltre termine (tutti casi che potrebbero richiedere interventi di emergenza) sono alcune delle principali controindicazioni all’uso della vasca. Lo stesso discorso vale inoltre per le donne che portano in grembo un bambino in posizione podalica.

Come preparare in casa gli omogeneizzati di frutta e carne

COME FARE GLI OMOGENEIZZATI IN CASA – Lo svezzamento è un momento importante nella vita del bambino, ed è anche discretamente costoso per i genitori: in questo articolo vi spieghiamo come fare gli omogenizzati in casaproponendo al piccino un cibo sano, genuino e soprattutto non sprecone. Con poca spesa e in poco tempo potrete infatti prepararne una buona scorta

Preparare gli omogeneizzati in casa infatti non è difficile: per realizzare delle ottime pappe a base di frutta, carne o pesce basta procurarsi gli ingredienti giusti.

I VANTAGGI DEGLI OMOGENEIZZATI PREPARATI IN CASA – Innumerevoli i vantaggiIl bambino a poco a poco inizia a intervallare biberon e allattamento al seno e incomincia a gustare i primi omogeneizzatiper cominciare, utilizzare ingredienti freschi e di stagionecome frutta e verdura vi permetterà di ottenere degli omogeneizzati contenenti una quantità di vitamine e altre sostanze benefiche per la salute superiore rispetto a quella presente nei prodotti industriali. Accanto al controllo degli ingredienti, acquistando solo prodotti biologici coltivati senza l’utilizzo di pesticidi avrete inoltre la certezza che si tratta di un alimento sicuro per la salute dei vostri figli.

Senza contare il risparmio che si ottiene non solo in termini economici ma ancheambientali: preparare pappe e omogeneizzati in casa vi permetterà di ridurre la quantità dei rifiuti prodotti come confezioni, tappi, barattoli in plastica, vetro o alluminio.

COME FARE GLI OMOGENEIZZATI IN CASA

Occorrente:

  • Carne, pesce o frutta
  • Una pentola per la cottura degli ingredienti
  • Un frullatore
  • Alcuni vasetti di vetro in cui conservare gli omogeneizzati

COME FARE GLI OMOGENEIZZATI DI CARNE:

Per la preparazione degli omogeneizzati a base di carne o pesce, gli ingredienti sono:

  • Carne di pollo o tacchino o manzo o pesce a seconda delle indicazioni del pediatra
  • Brodo vegetale biologico e acqua

Preparazione:

– Per quanto riguarda le quantità tenete in considerazione che con 200 grammi di pollo o tacchino si possono preparare fino a 15 vasetti di omogeneizzati.

– Dopo aver tagliato la carne in pezzetti abbastanza piccoli, introduceteli nel cestello e cuocete a vapore  fino a quando non saranno cotti.

– Trasferite i pezzetti di carne nel  frullatore e frullate aggiungendo poco alla volta dell’acqua di cottura o del brodo vegetale.

– Il risultato finale deve essere una crema omogenea senza pezzettini in mezzo.

– A questo punto non vi resta che riempire con il composto ottenuto i vasetti di vetro: chiudeteli accuratamente e poi conservateli in frigo o in freezer.

– Se al posto della carne avete scelto la frutta, potete saltare la fase della cottura e frullarla magari con l’aggiunta di qualche goccia di limone.

– Per gli omogeneizzati a base di verdure, ricordate di cuocerle senza sale e di frullarle aggiungendo qualche cucchiaio di brodo vegetale biologico.

COME CONSERVARE GLI OMOGENEIZZATI FATTI IN CASA:

– Una volta pronti, gli omogeneizzati preparati in casa devono essere conservati in vasetti di vetro dotati di chiusura ermetica.

– Se li conservate in frigorifero badate bene al fatto che devono essere consumati entro le 24 ore dalla loro preparazione.

– In alternativa, se volete conservare gli omogeneizzati per più tempo, potete riporli nel congelatore. In questo caso è necessario però mettere i vasetti sottovuoto. Ricordate di non superare i 6 mesi per il loro consumo.

TeaTreeOil in gravidanza?

Il Tea Tree oil viene estratto dalla Melaleuca Alternifolia, pianta ritenuta “il guaritore più versatile della Natura”già dagli aborigeni australiani della tribù Bundjalung, che fin dai tempi antichi hanno utilizzato il suo estratto, l’olio di Melaleuca, e ne hanno trasmesso la conoscenza fino ai nostri giorni, quando la scienza ne ha dimostrato le numerose proprietà benefiche.
Fu chiamato Tea Tree (Tè d’albero) perché fu offerto come tè a Cook e salvò il suo equipaggio dalle infezioni; è stato poi usato per lungo tempo nell’esercito australiano al posto della penicillina.
Anche se, a differenza degli altri oli essenziali, può essere utilizzato puro, è sempre buona abitudine aggiungerlo a detergenti, anche intimi e shampoo; e se applicato sulla pelle, per evitare che la pelle secchi in maniera eccessiva, aggiungerlo a una crema neutra nutriente o olio di mandorle o calendula.
E’ un potente antisettico, antimicotico, battericida, immunostimolante e antivirale, espettorante e cicatrizzante, con proprietà fortemente deodoranti, conservanti, e leggermente anestetiche.

Bisogna sempre ricordare che anche per quest’olio essenziale valgono tutte le altre controindicazioni tipiche degli oli essenziali e che per usare un olio essenziale è sempre bene partire da piccole quantità per testarne la personale sopportazione.
Posologia e tempo di cura sono indicativi.
Non assumerlo in gravidanza e non usarlo mai pure per ingestione!
Nonostante il tea tree oil sia un olio essenziale non irritante, non applicarlo puro in sedi particolarmente delicate del corpo, come ad esempio le mucose.

Come prevenire la SIDS o morte in culla

La SIDS è la sindrome della morte improvvisa del lattante, definita anche – erroneamente – morte in culla.
Bastano alcuni accorgimenti per difendere i neonati dalla sindrome della morte improvvisa. Dormire sempre a pancia in su, non troppo coperti e in un ambiente non eccessivamente riscaldato e allattarli al seno anche di notte.

La sindrome della morta improvvisa è l’improvviso e inspiegabile decesso che colpisce i piccoli sotto l’anno di età, spesso nel sonno.
Gli esperti di tutto il mondo stanno ancora studiando questo fenomeno per comprenderne le cause e rendere completamente efficace la prevenzione.

SIDS, le cause: l’ipotesi più accreditata

L’ipotesi più accreditata sostiene che la morte improvvisa sia provocata dall’immaturità dei centri di controllo del respiro e del battito cardiaco che si trovano nel cervello. Quando il bambino presenta brevi (e di solito normali) momenti di apnea, questi centri non completamente sviluppati, non riuscirebbero a mantenere una sufficiente attività.
L’apnea temporanea normalmente stimola i centri respiratori e fa riprendere il respiro. Quando si verifica la SIDS, il bambino non riesce più a riprendere un corretto ritmo respiratorio.
L’ipotesi e la credenza che la SIDS sia dovuta a rigurgito è stata completamente smentita, annientando l’abitudine di far dormire i neonati a pancia in giù.
Invece dormire proni favorisce il sonno profondo, quindi l’apnea prolungata, pertanto diventa un possibile rischio. Fin dai primi anni novanta gli esperti consigliano di far dormire i neonati a pancia in su, posizione che costituisce un fattore protettivo.
Altri piccoli accorgimenti per prevenire la SIDS

Oltre a far dormire il neonato sulla schiena, ecco altri accorgimenti prevengono che la SIDS.

1. Usa un materasso rigido: così eviti che il viso del bimbo si affossi nel morbido rischiando il soffocamento.
2. Elimina cuscini e peluche da dentro al lettino: possono scivolare sul viso del piccolo. I tessuti che li compongono, inoltre, trattengono polvere e possono causare irritazioni alle vie aeree, altro fattore di rischio per la morte improvvisa.
3. Non scaldare troppo l’ambiente dove dorme il bimbo: la temperatura ideale è tra i 19-20°C. Una temperatura più elevata favorisce le apnee.
4. Non fumare: l’effetto tossico di nicotina e prodotti della combustione impediscono lo sviluppo completo dell’apparato respiratorio del bambino.
5. Non dormire nello stesso letto con il bambino: la SIDS, secondo gli esperti americani, è associata al co-sleeping. I genitori o i fratellini possono, senza volerlo, impedire la normale respirazione del piccolo.
6. Offri il ciuccietto: la conformazione del ciuccio nella bocca del piccolo, consente di aver sempre ben aperte le vie respiratorie.
7. Allatta il piccolo al seno: i piccoli allattati al seno sta misticamente sono i meno colpiti dalla SIDS.

Il parto indolore: una realtà non sempre possibile

Il parto indolore o epidurale è un ottimo aiuto per le donne. L’Italia è attrezzata per le ultime applicazioni in questo campo, ma la disponibilità da parte degli ospedali resta scarsa. Vediamo perché

L’epidurale è poco diffusa negli ospedali pubblici. Sono solo il 16% le strutture sanitarie, pubbliche e convenzionate, che offrono questo servizio. Eppure, l’analgesia epidurale è un valido aiuto durante il parto per la donna, perché permette di ridurre in maniera considerevole il dolore a grande beneficio di tutto il resto.

 

Dal 2008 il parto indolore è sancito dai Lea (Livelli essenziali di assistenza) che stabiliscono prestazioni e sevizi che il Sistema sanitario nazionale deve fornire a tutti i cittadini, gratis o previo pagamento del ticket. Invece questo cambia da Regione a Regione e si trovano casi in cui l’epidurale non si fa a causa della carenza di fondi per gli anestesisti.

 

Eppure, il parto indolore, praticato quando inizia il travaglio tramite un’iniezione nella parte bassa dellaschiena, aiuta a partorire in maniera indolore ma non toglie la sensibilità. Si tratta di una tecnica che deve essere eseguita da un medico specialista che inserisce, inoltre, un piccolo tubicino nella zona lombare della schiena, nel quale fluisce un analgesico anche durante il parto, annullando le sensazioni di dolore provocate dal dolore per le contrazioni.

 

La donna, in questo modo, partecipa attivamente al parto che sarà molto più dolce. In più, le nuove tecniche, non prevedono la presenza costante del medico, poiché la donna ha a disposizione un tasto che spinge a seconda del dolore, che regola la somministrazione di analgesico.Un diritto per tutte le donne, insomma, di cui però soltanto poche possono usufruire.

 

Posso prendere la Tachipirina in allattamento e con quali dosi?

Molte mamme hanno dubbi se possono prendere o meno la Tachipirina in allattamento. La paura è che il farmaco possa passare attraverso il latte materno, causando possibili danni al bambino. La fase dell’allattamento al seno è molto delicata, tanto che di solito viene consigliata una dieta sana ed equilibrata, evitando, se possibile, l’assunzione di farmaci, per permettere al piccolo di prendere tutti i nutrienti indispensabili per la sua crescita.

Quali farmaci si possono prendere durante l’allattamento? Sicuramente la Tachipirina è uno di quelli consentiti: il paracetamolo lo si può prendere anche durante la gravidanza e viene dato anche ai neonati in caso di febbre. Ma occhio alle dosi e chiedete comunque consiglio al vostro medico se avete dubbi.

La Tachipirina in allattamento non è controidincata, ma va assunta, ovviamente, con moderazione, se davvero necessaria. Il paracetamolo, che troviamo nella Tachipirina e nell’Efferalgan, l’ibuprofene, come il Moment, e antibiotici a base di amoxicillina ed eritromicina, possono essere assunti in gravidanza e allattamento.

Se avete febbre alta e influenza, potete prendere le normali dosi di Tachipirina per adulti, ma solo per un breve periodo: se i sintomi non scompaiono, però, rivolgetevi subito al vostro medico curante. Potete usare la Tachipirina anche in caso di mal di testa, ma questa volta la dose è da dimezzare rispetto a quella che prendete in caso di febbre. Molto utile anche in caso di mastite una patologia che colpisce moltissime donne che allattano.

Se avete dubbi ricordatevi sempre di chiedere consiglio al vostro medico curante!